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Al periodo tardo romano, intorno al 301 d.C., viene datata la
vita del santo fondatore Marino, uno scalpellino che, giunto
dalla Dalmazia a Rimini per lavorare alla ricostruzione delle
mura cittadine, venne inviato sul Titano a cavare la pietra
del monte. In seguito Marino per sfuggire alle persecuzioni
contro i cristiani tornò sul Titano, dove visse in eremitaggio
e costruì una piccola cella sul monte. Verissimo, figlio della
proprietaria del monte, tentò di scacciare Marino, ma nel
farlo rimase paralizzato negli arti e privo della parola.
Allora la madre Felicissima intercedette presso Marino per il
figlio e Verissimo guarì. Felicissima riconoscente, si
convertì alla vera fede, e fece dono a Marino del Monte
Titano.

I
recenti scavi archeologici hanno mostrato come esistano
strette analogie fra la storia antica ed alcuni elementi della
leggenda: sul Titano esistevano fin dall'epoca romana cave di
pietra; i ricchi proprietari terrieri, come il dominus
di Domagnano, oltre ai possedimenti agrari controllavano
verosimilmente anche le cave e quindi "possedevano" il monte;
la divinità venerata alla "Tanaccia" risanava verosimilmente
gli arti, e Verissimo fu guarito da una paralisi.
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